Il carisma

Il carisma

Le due personalità, quella del Vescovo Bacciarini e quello della fondatrice, Madre Elisabetta, sono chiamate ad avere una stretta collaborazione nella nuova comunità di Lugano. Ambedue lasciano traccia, con una certa modulazione del carisma brigidino originario. Il Vescovo si era proposto, fin dall’inizio del suo ufficio di pastore, di risvegliare la fede cristiana con la partecipazione di tutti i fedeli nell’apostolato. “Sin da questo momento, scriveva nella prima lettera pastorale, mettiamo assieme tutti quanti i nostri sforzi, perchè questa fede viva e che trionfi in tutti i cuori, in tutte le famiglie, in tutte le istituzioni, in tutta la società””. La diocesi di Lugano doveva ricuperare la vitalità del suo passato. Il seminario e la formazione dei preti meritavano una cura speciale. La famiglia, la parrocchia, i pellegrinaggi diocesani, l’azione cattolica, la buona stampa, l’apostolato dei laici, i movimenti per la promozione della donna, sono stati oggetto di speciale attenzione. In una promozione integrale della Chiesa egli metteva in risalto il ruolo della vita consacrata, imonasteri e le comunità religiose. Egli stesso ha avuto il carisma del Fondatore. Nel ritorno da Roma del pellegrinaggio dell’anno santo, 1915, ha incontrato la signorina Maria Motta e l’ha invitata a non lasciare la diocesi, a non trasferirsi a Milano. Insieme a le ha fondato la Compagnia di Santa Teresa, i cui primi passi iniziano nel 1926. Si arriva alla consacrazione delle prime sette sorelle teresine il 23 agosto del 1930.
Invitando Suor Elisabetta a fondare a Lugano una comunità di suore brigidine, quando era ancora a Roma, è segno evidente del suo interesse per l’arricchimento spirituale della Chiesa nella diocesi. Il Vescovo ha offerto uno spazio adatto per lo sviluppo del carisma brigidino.

Prima del Concilio si cercava preferibilmente l’identità di ciuascuna delle famiglie religiose nella Chiesa. Durante il pontificato di Paolo VI il problema dell’identità viene presentato insieme a quello del carisma, conformemente alle intuizioni di Paolo VI nell’epistola I ai Corinzi. Ci sono diversi carismi nella Chiesa. Oltre alla grazia che dona la vita nuova ai fedeli nel battesimo, ci sono le grazie o i carismi che non si conferiescono a tutti, ma ad alcuni in vista del bene di tutti. Nei carismi della vita consacrata si intravede il carisma del fondatore nel carisma della fondazioni. Quello è personale, questo invece viene trasmesso all’istituzione e si sviluppa nel tempo, in conformità delle esigenze e situazioni culturali. Monsignor Bacciarini ha capito molto bene il problema della modernità, l’esaltazione dell’uomo o l’oblio di Dio, la spietata lotta contro la Chiesa. Una comunità religiosa nella diocesi deve essere come un’oasi nel deserto. Il contributo di Monsignor Bacciarini alla nuova comunità brigidina si concretizza nell’accoglienza festosa del Pastore e l’invito alla fedeltà la proprio carisma,personificato nella Fondatrice Madre Elisabetta. Nonsignor Bacciarini non è il fondatore, ma è il padre delle brigidine, ne è il Pastore.

Identità e carisma brigidino sono doni della Madre Elisabetta. Nelle celebrazioni del 70° di questa comunità, la relazione del Cardinale Crescenzio Sepe ha presentato il panorama delle radici storiche e dell’attualità del carisma brigidino e la sua rinascita con Madre Elisabetta. Prima abbiamo descritto il progetto di Madre Elisabetta su questa comunità di Lugano. Tre dovevano essere le sue note distintive: ad intra, una comunità di preghiera, ad extra, un focolare di apostolato; inoltre un centro do ecumenismo alla ricerca di nuove vie per il ricupero dell’unità dei cattolici e dei protestanti, innanzitutto in Scandinavia, la patria di Santa Brigida, in conformità con la preghiera di Cristo al Padre: ut unum sint (Gv. 17,21).

Queste tre note vengono modulate dalla personalità e dal carisma della Fondatrice. Essa infatti ha sempre cercato di identificarsi con l’opera di Santa Brigida e con l’ordine da lei fondato. Non voleva fare una riforma, cercava un ritorno e un vero ricupero della spiritualità di Santa Brigida. A questo scopo occorreva “aggiornare” alcuni elementi.

La priorità è sempre riservata alla preghiera comunitaria ed ecclesiale. La vita comune richiede un clima di silenzio e di austerità, coerente con l’esigenze dei consigli evagelici. Madre Elisabetta insiste sul segno esterno dell’abito grigio, della corona con le piaghe, quali aveva indossati Santa Brigida. Le suore inglesi di Syon le avevano fatto pervenire una bambola vestita da brigidina. La clausura non doveva significare isolamento totale dal mondo, consigliabile era abbassare le mura medievali della clausura ed aprire con prudenza le porte del monastero.

In questa linea d’inserimento della comunità nel popolo di Dio, appariva opportuno aprire le frontiere nell’apostolato della parrocchia e della diocesi. La fondatrice ha ascoltato il Vescovo che chiedeva la cooperazione delle suore nella catechesi parrocchiale, per la preparazione dei bambini del quartiere di Paradiso alla prima comunione, L’ospitalità offerta ai laici doveva essere veicolo per l’evangelizzazione. Le suore offrono il servizio di vitto e alloggio a quanti chiedono ospitalità, specialmente agli ospiti della Scandinavia.

La terza nota, quella della ricerca ecumenica, implica una totale novità del carisma. La promozione di un centro di ecumenismo implica due livelli di attività, uno di preghiera e l’atro di studio e discussione. Questo problema non si presentava ai tempi di Santa Brigida, ma ora, dopo che è stata proclamata Patrone d’Europa, diventa uno dei compiti ecclesiali più urgenti.

Il Vescovo Monsignor Bacciarini e Madre Elisabetta Hesselblad, santificata il 5 giugno 2016, papa Francesco hanno collaborato alla fondazione della comunità della suore brigidine a Lugano e hanno lasciato orme ancora visibili.

Ricordiamo l’ultimo incontro fra Monsignor Bacciarini e Santa Elisabetta, ma questa volta in silenzio. Monsignor Bacciarini si è spento il 27 giugno del 1935 nella Clinica Sant’Anna a Sorengo. Santa Elisabetta si trovava a Roma, ma il 1° luglio, giorno del funerale, si è alzata dal letto e si è messa in viaggio verso Lugano; era presente nel corteo che accompagnava il Vescovo al cimitero. Era venuta per dirgli addio. Un incontro definitivo nel Signore ha avuto luogo all’alba del 25 aprile del 1957, giorno dell’ingresso in Paradiso di Santa Elisabetta. Ci conforti la certezza che tutti e due oggi sono qui con noi, rallegrandosi al di là del tempo per il cammino percorso in più di 90 anni di storia.